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L’età delle punte: come e quando scegliere quelle giuste

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tutto l mondo della danza è lì, concentrato in pochi centimetri. Tutto ruota intorno alle famose Punte , simbolo ideale che collega la ballerina classica al palcoscenico.

Le piccole ossa che compongono la struttura architettonicamente straordinaria del piede, possono sostenere il peso del corpo in posizione statica ma soprattutto dinamica, attraverso qualche centimetro dell’appoggio delle scarpe da punta con il suolo. Leggerezza, agilità e virtuosismo, sono possibili solo grazie alle scarpe da punta indossate dalle ballerine classiche.

Oltre al tutù, infatti, la scarpetta di raso rosa rappresenta l’immaginario universale della danza, sogno e castigo di ogni ballerina. 

Un sogno per chi inizia a studiare la danza classica, che diventa castigo, quando dopo diversi anni di esercizi preparatori, si possono calzare le sospirate punte ma proprio in quel momento iniziano i dolori: il piede è costretto in un involucro innaturale, ma è l’unico e insostituibile oggetto che consente di eseguire gli esercizi base, a costo di sacrifici.
Fulcro di ogni movimento, il piede si adatta via via alla punta: vesciche, calli sono niente in confronto alle modifiche che possono portare a patologie anche nella postura, allineamento del bacino e della spina dorsale, per non parlare delle modificazioni che subiscono anche le fasce muscolari e tendinee.

A che età è consigliabile far iniziare lo studio dalla punta?

«Non esiste una vera età per la punta in quanto dipende dallo sviluppo personale della bambina, dalla sua età formativa che non corrisponde con l’età anagrafica – afferma Luana Poggini, docente all’Accademia Nazionale di Danza a Roma -.
È importante che l’allieva abbia alle spalle alcuni anni di esercizi propedeutici, per rinforzare il collo del piede, e un buon sviluppo muscolare che permette il controllo completo del proprio corpo.
Per questa ragione, si tende a far coincidere l’inizio dello studio della punta verso i 10/11 anni, momento in cui lo sviluppo scheletrico è avvenuto e in cui si acquista capacità di controllo tecnico e allineamento del corpo».

Tutte le bambine sognano però questo momento ma, attenzione, indossare troppo presto le scarpette, può portare a danni irreparabili.

Escluso dunque il ‘fai da te’ nella scelta delle calzature, entrano in ballo poi, è il caso di dirlo, le ditte specializzate. Esistono nomi storici che hanno fatto la storia della danza, prima in Italia e poi anche all’estero, e che da decenni producono le scarpe da punta: mascherina alta, bassa, tomaia, suola morbida, media, dura e superdura, punte per principianti, professionisti.
Ne è passato del tempo da quando, alla fine dell’Ottocento, qualcuna provò ad alzarsi sulle punte senza nessun aiuto nelle scarpe.

Mai lasciarsi prendere dall’entusiasmo!: la scarpetta deve essere consigliata dall’insegnante che conosce formazione e progressione dello studio di ognuna», ha commentato Massimiliano Scardacchi, diplomato in tecnica classica all’Accademia di Roma e alla Scala di Milano.

Eppure molte ballerine in erba e mamme ansiose sollecitano l’insegnante di danza ad affrettare questo momento.

«L’insegnante deve avere una conoscenza approfondita dell’allieva e tener conto del momento in cui si sviluppa in lei la prestazione fisica. Questo accade a 11 anni, ma è un’età indicativa perché ogni allieva è diversa. In una stessa classe ci possono essere bambine che iniziano l’uso delle punte in momenti diversi.

Si è passati dal sughero al gesso ma, oggi, su cosa poggiano le dita dei piedi delle ballerine?

«Attualmente, la punta delle scarpette è composta da un impasto speciale, un’amalgama di resine e amidi – racconta Vanna Porselli, dell’omonima ditta nata all’ombra del Teatro alla Scala di Milano  – Non esiste ‘la scarpa’ da punta ma tantissimi tipi di scarpette per ogni esigenza.
Facciamo punte sumisura per le ballerine professioniste, ma anche per gli allievi, per chi deve affrontare solo prove, per lo spettacolo, per chi deve sviluppare il collo del piede, per chi invece deve solo saltare. Ma per le piccole ballerine della scuola della Scala così come le tante scuole private che forniamo, è sempre l’insegnante che sceglie la calzatura adatta».

Oscuro oggetto del desiderio dunque, questa scarpetta da punta, che continua far sognare molte piccole ballerine e a far ‘disperare’ le professioniste, legate però indissolubilmente a esse, per poter esprimere al meglio la loro arte.

articolo di Raffaella Mariani pubblicato su Expression

Ogni ballerina, infatti, è diversa e nella scelta si deve prendere in considerazione l’altezza, il peso, la muscolatura ma anche lo stile di danza, la coreografia o il ruolo da interpretare.

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